Interviste 23-04-2012
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Togni (Anev): «Nuovi incentivi? Per l’eolico 30 mila posti a rischio»

 

A colloquio con il Presidente dell’Associazione nazionale energia del vento.

 

Il mondo delle rinnovabili è in fermento per i nuovi decreti sugli incentivi presentati dal Governo. Dopo la protesta del 18 aprile a Roma sono arrivate le proposte di modifica, nei prossimi giorni i decreti passeranno al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e dell’Autorità per l’Energia. Fra le associazioni di categoria ad aver usato le parole più dure sull’operato del Governo è stato l’Anev, che rappresenta gli operatori dell’eolico già in difficoltà per alcune scelte del precedente esecutivo (come i tagli agli incentivi e la  Robin Hood tax). Il giudizio del Presidente Simone Togni su quanto accaduto negli ultimi mesi è netto:  «La serie di misure retroattive, emanate in sequenza o in procinto di emanazione in questi ultimi mesi, ha definitivamente rotto gli equilibri di molte società, che attualmente si trovano a dover rinegoziare gli accordi con le banche sulla base di piani di restituzione del debito in molti casi difficili da rispettare a meno di scelte impopolari e sofferte».

Per quanto riguarda i posti di lavoro ciò che conseguenze avrà?
«Il default del settore metterebbe a rischio oltre 30.000 posti di lavoro. I dati rilevati nel monitoraggio periodico dello studio UIL-ANEV indicano tassi occupazionali in vertiginosa discesa, ovunque superiori al 70% rispetto all’anno precedente, con picchi anche pari al 90% in alcune regioni del sud Italia. Negli ultimi 12 mesi si è registrato un disavanzo di oltre 3.000 nuovi occupati, tra diretti e indiretti, rispetto alle previsioni, con un quasi totale stallo negli ultimi mesi dell’anno».

Peraltro per l’eolico questa dei nuovi incentivi è solo l’ultima delle restrizioni.
«Sì, prima delle misure che verranno introdotte dal nuovo decreto, il settore si è visto già vessato da una doppia misura retroattiva, taglio del 22% agli incentivi ed introduzione della Robin Hood Tax con un tassazione aggiuntiva del 10,5%».

Tutto questo mentre il Governo nella scrittura dei decreti non si è confrontato con le associazioni di categoria.
«Il Governo e in particolare il Ministro Passera, mentre i tecnici del Ministero sono sempre stati molto disponibili ad ascoltare le nostre rimostranze. In questi mesi l’ANEV ha avuto modo di confrontarsi con i principali enti istituzionali preposti alla regolamentazione del settore, con il Governo purtroppo non è stato possibile».

In attesa che l’Autorità dell'Energia e la Conferenza Stato-Regioni esaminino i testi dei decreti, quali modifiche chiedete?
«E’  fondamentale che vengano ristabilite le tempistiche di pagamento del riacquisto dei Certificati verdi da parte del GSE e che venga eliminato il balzello dei 2 €/MWh a carico delle aziende per coprire i costi di gestione del GSE. Da queste basi si può cominciare poi a ragionare sulle modalità e sui livelli di incentivazione che preservino gli investimenti effettuati e consentano a tutte le aziende di continuare a costruire impianti. Non va dimenticato poi che andranno aggiunti gli oneri di sbilanciamento che nel prossimo futuro graveranno in termini di 5/6 €/MWh».

Come mai si è arrivati al rinvio a dicembre del pagamento dei Certificati verdi?
«Il peccato originale, se così lo vogliamo chiamare, è da ricercare nel dissennato sviluppo del fotovoltaico nell’ultimo anno e mezzo, permesso da provvedimenti normativi che hanno fatto si che l’Italia avesse il primato mondiale delle installazioni in un anno. Detto ciò si è scelto di provvedere a tagliare indiscriminatamente su tutte le fonti, nell’ottica di ridurre gli oneri in capo ai consumatori, penalizzando anche quei settori più maturi tecnologicamente».

La stretta sugli incentivi arriva in un momento in cui le previsioni darebbero l’eolico in grande crescita.
«Il settore eolico negli ultimi anni ha fatto registrare numeri molto importanti sia in termini economici che occupazionali, basti pensare che agli attuali 30.000 occupati se ne aggiungerebbero altrettanti, il condizionale allo stato attuale è d’obbligo, nelle previsioni nei prossimi 8 anni. È rilevante poi sottolineare come a tale crescita si accompagnerebbe un livello di investimenti di capitali privati di circa 10 miliardi di euro. Al di là dei discorsi su quali tipologie di fonti siano da privilegiare va ricordato che l’Italia come tutti i Paesi europei si è impegnata a rispettare degli obblighi di produzione da rinnovabili entro il 2020».

In Europa però la tendenza è verso politiche di sostegno, non di ostacolo.
«Certo, e prima ancora di questo si cerca in tutti i modi di mantenere stabili i regolamenti, la certezza delle tempistiche, semplificando i processi autorizzativi e attuando regimi fiscali differenti. Tutto ciò rende tali mercati decisamente più appetibili rispetto al nostro».

Intanto il 15 giugno tornerete in piazza, o meglio a Villa Borghese, questa volta per un’occasione lieta: la Giornata mondiale del Vento. Quali sono le iniziative di sensibilizzazione promosse dall’Anev?
«Come ogni anno dal 2009 nello splendido scenario di Villa Borghese si susseguiranno una serie di eventi connessi al mondo dell’energia da fonte eolica: convegni, tavole rotonde, manifestazioni ludiche, esposizioni delle principali aziende operanti nel settore, proiezioni a tema, sperando vivamente che mai come quest’anno davvero possa essere un momento di festa, di speranza e di rinascita. Il Paese ne ha bisogno, vi aspettiamo».

(intervista a cura di Adriana Ruggeri)
 

 
23-04-2012
 
 
 
 
 


 

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